Per questo disco (nato nell’ambito del Saint Louis Music Center, dove insegna) Stefano Sabatini è partito con l’idea giusta, chiamando due partner di grande statura e di più collaudata esperienza, ma soprattutto affini al suo mondo musicale:
Furio Di Castri e Roberto Gatto (erano già vent’anni fa con lui nei Lingomania di Maurizio Giammarco, un gran bel gruppo). E una volta assicuratosi della solidità di tutta l’architettura del trio, ha potuto esprimere le sue molteplici doti individuali. Come solista Sabatini convince per quella sua impostazione d’una classicità quasi austera e per il rigore nella ricerca degli effetti, ma di grande interesse, sono anche le sue composizioni.

Qui per rendere ancor più netta la sua impronta, sono sei: scorrono dall’accattivante eloquenza melodica di Sad Eyes al brio di 2 A.M., toccando il gusto un po’ esotico di Sooner Or Later o l’intricato fraseggio di Minnie’s Bounce. Tre soli i prestiti esterni-anch’essi ben arrangiati- prelevati rispettivamente da Broadway (I’ll Never  Stop Loving You), dai Beatles (The Fool On The Hill) e dalla canzone italiana ( Amico che voli, repertorio di Edoardo De Crescenzo).
Oltre ad assecondare in ogni momento il leader, Di Castri e Gatto trovano più volte modo di venire alla ribalta e richiamare su di sé tutta la luce dei riflettori.

“Melodies” è un laboratorio di autentici maestri.