Ipocontrio vincitori della II edizione dello European Jazz Contest 2009

L’Ipocontrio è un trio jazz salernitano formato da Bruno Salicone al pianoforte, Francesco Galatro al contrabbasso e Armando Luongo alla batteria. Il loro jazz è classico, nell’accezione più completa del termine, perché racchiude in sé tutte i diversi fuochi che hanno animato il jazz mondiale del dopoguerra. Il famoso standard “The end of a love affair” (portato al successo da Billie Holiday, su tutti) viene qui ironicamente declinato all’inverso, data la giovane età dei musicisti.

Infatti, “The beginning of a love affair” è un disco d’amore e sull’amore. Ognuno dei tre c’ha messo qualcosa di suo, un retaggio, un ricordo, una speranza, un rimpianto, e il disco si presenta fresco e suadente, avvolgente e frizzante, dimostrando il brillante affiatamento artistico di questo trio, già vincitore della seconda edizione dello European Jazz Contest nel 2009. Ad aggiungere pepe alla situazione c’è l’ospitata del trombettista olandese Jean-Paul Estievenart, in passato collaboratore di Paolo Fresu e Furio Di Castri. Nove brani in questo album, che vanno su e giù come un’altalena, tra gli sprazzi scanzonati e decisi di “Giù al Sud” e i lenti tunnel onirici di “Flying looking your eyes”, con uno stile assimilabile a quello di Charles Mingus prima e Keith Jarrett poi.

Malinconica invece “Sogno imperfetto”, con un mood disteso ma lontano, caldo ma distaccato, sentimentale eppure così disilluso, come in un pezzo di Julian Cannonball Adderley. Ancor più melanconico è l’incipit di “Illusioni”, adagiata su spazzole soavi, per poi aprirsi ad orizzonti pianistici limpidi e disincantati, in una folle ricerca vicina al soul. La verve dell’Ipocontrio è invece evidente in pezzi come “Back home” e “Spak”, strumentatissime, come in uno swing di Charlie Parker. “Without her” e “Lonnie’s lament” si presentano anch’esse molto curate dal punto di vista della scrittura, con armoniosi slanci di pianoforte e un contrabbasso superlativo che rifinisce la trama sonora con elegiaca premura.

Infine c’è “Leo”, forse il miglior episodio dell’intero disco, in un vortice di sentimenti amari e delusi, in cui la tromba di Estievenart si mette a corteggiare l’ascoltatore fino a farlo cadere tra le sue dolenti note, proprio come succedeva al Chet Baker di “Bevan beeps”.

In Italia il jazz sta vivendo da alcuni lustri una nuova alba di successo (a pensarci bene, è forse la prima) e “The beginning of a love affair” è un disco molto bello, consigliatissimo agli amanti del jazz strumentale, quelli che vanno con spirito elegante alla Casa del Jazz, a Villa Celimontana, ad Umbria Jazz o all’Eddie Lang Jazz Festival di Monteroduni.